Piantine e precoltivazione, Pagina 2

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Come riconoscere una talea di qualità?

Sapeva che la coltivazione a partire dai cosiddetti cloni è significativamente più comune, nell’ambito della coltivazione indoor delle piante, rispetto a quella da seme? È anche il Suo caso? Oggi analizzeremo quali caratteristiche dovrebbe presentare ogni clone sano, destinato a un raccolto eccellente.

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Determinare la qualità di una giovane pianta è significativamente più facile nel caso di un clone e, rispetto alla coltivazione da seme, permette inoltre di risparmiare un po’ di tempo, evitando anche le classiche preoccupazioni legate alla germinazione. I cloni devono solo essere piantati. Proprio per questo, però, la loro qualità è ancora più importante. Come valutare le loro predisposizioni genetiche?

  • RADICI: l’apparato radicale del clone è probabilmente l’elemento più indicativo; proprio come nel caso delle piante più mature, osservando le radici è possibile determinarne la vitalità. Dovrebbe osservare la presenza di sottili peli radicali e un colore bianco il più brillante possibile. Se nota punte gialle, margini tendenti al marrone oppure radici filiformi, questi indizi Le faranno capire che si tratta di un clone di qualità non particolarmente elevata e che dedicargli cure più approfondite non porterà ormai grandi soddisfazioni. D’altra parte, se il clone non è decisamente compromesso, anche le piantine giovani meno vitali possono essere stimolate efficacemente all’inizio, durante il trapianto. A questo scopo può utilizzare un buon booster radicale e altri integratori nutritivi per piante, ad esempio preparati enzimatici altamente concentrati o ammendanti organici del terreno. Questi preparati si completano a vicenda e dipende solo da Lei quanto sarà conveniente prendersi cura dei propri cloni in modo completo.
  • DIMENSIONI: anche i cloni della stessa partita dovrebbero presentare dimensioni molto simili. Non devono essere identici al millimetro, ma in questo modo potrà riconoscerne chiaramente la stessa origine.
  • COLORE: o meglio, le tonalità di verde che possono distinguere le singole varietà. Le piante della stessa varietà dovrebbero essere identiche e avere lo stesso colore. Anche in questo caso troviamo un parallelismo con l’essere umano: il “colorito sano”, semplicemente fresco, è facile da riconoscere. In parole semplici, il clone deve avere radici forti e bianche.
  • NODI: un clone pronto per il successivo sviluppo non dovrebbe avere uno o due nodi. Consideri tre come base, ma idealmente un clone destinato a un raccolto di successo dovrebbe averne ancora di più. I nuovi germogli si formano nel punto in cui le foglie si collegano al fusto della giovane pianta. Ogni germoglio corrisponde a un nodo. Sicuramente avrà già osservato, a casa o in natura, il fenomeno per cui due foglie partono dallo stesso punto in direzioni opposte. Si tratta di germogli speculari e, in questo caso, consideriamo due germogli come un unico nodo.
  • FOGLIE: osservi se il collegamento con il fusto non è particolarmente debole, poiché sarebbe un cattivo segno. Al contrario, per ogni clone è un buon segno la presenza di una foglia forte e sana, saldamente attaccata. Il clone dovrebbe avere foglie di questo tipo distribuite in modo praticamente uniforme lungo tutta la sua lunghezza. Per quanto riguarda le foglie, la cosa migliore che può fare per la salute del clone è effettuare un trattamento preventivo contro muffe e marciume. Può prepararlo anche in versione BIO. Tutto ciò che serve per proteggere i Suoi cloni è disponibile qui.

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  • Sistemi per la clonazione
  • Protezione dei cloni contro parassiti e malattie
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Nella pratica della coltivazione, la qualità dei cloni viene spesso sottovalutata, soprattutto all’inizio, quando manca l’esperienza. Per questo crediamo che, dopo aver letto questo articolo, non sarà più il Suo caso e, se desidera ancora informazioni sull’argomento dei cloni, non esiti a contattarci al noto indirizzo info@higarden.eu.

Cosa leggere in seguito:

Colture di tessuti e micropropagazione. Il futuro della moltiplicazione delle piante?

Nell’articolo di oggi potrà ampliare i Suoi orizzonti nel campo della coltivazione e scoprire una nuova tendenza globale nel settore della clonazione delle piante mediante colture di tessuti. Si tratta infatti ancora di un metodo di propagazione meno conosciuto rispetto alla ormai celebre coltivazione (propagazione) da semi o talee, che per molti anni è stata anche l’unica modalità per moltiplicare le piante.

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Che cos’è la micropropagazione mediante colture di tessuti?

Per rispondere a questa domanda, è innanzitutto necessario definire alcuni confini tra i termini micropropagazione e coltura di tessuti. Qual è dunque la differenza tra loro e quale, invece, il legame? 

Il processo di micropropagazione richiede una coltura di tessuti per la moltiplicazione delle piantine. Questi due termini vengono spesso confusi. La differenza principale tra micropropagazione e coltura di tessuti consiste nel fatto che la micropropagazione indica, nella pratica, la produzione controllata di un gran numero di piante a partire da una piccola quantità di materiale vegetale, mentre la coltura di tessuti può essere definita, ai fini della propagazione delle piante, anche come la fase iniziale della micropropagazione. Da qui deriva l’espressione micropropagazione mediante colture di tessuti.

Micropropagazione:

  • Moltiplicazione delle piante mediante la coltivazione di piantine in una coltura di tessuti e la loro successiva messa a dimora
  • Le due fasi sono la coltura di tessuti e l’introduzione delle nuove piante nel terreno.
  • Viene utilizzata per produrre un gran numero di cloni.

Colture di tessuti:

  • Tecnica per mantenere e coltivare cellule, tessuti od organi vegetali, soprattutto su un substrato artificiale, in contenitori adeguati e in un ambiente controllato.
  • Le tre fasi sono l’introduzione dell’espianto nel substrato di coltura dei tessuti, la moltiplicazione e l’avvio della formazione delle radici.

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Questa tecnica di clonazione utilizza colture cellulari vegetali. Queste vengono coltivate in piastre Petri sterili. Anche all’inizio di questo processo, proprio come nel caso delle talee classiche, è presente una pianta madre. Da essa viene tuttavia prelevato soltanto il cosiddetto espianto, ovvero un campione vegetale, che viene successivamente collocato in un ambiente sterile, solitamente costituito da un substrato gelificante nutritivo contenente nutrienti essenziali, comprese vitamine e ormoni che stimolano lo sviluppo dei germogli e delle radici della giovane pianta.

Gli ambienti di clonazione controllati consentono di conservare la coltura di tessuti praticamente senza limiti fino al momento in cui il coltivatore decide di utilizzare il campione. Che si tratti, in quel momento, della crescita, della formazione delle radici o della moltiplicazione del campione vegetale, questi processi possono essere avviati in qualsiasi momento aggiungendo ulteriori soluzioni ad alto contenuto di nutrienti e ormoni. In seguito, non appena la pianta si è sviluppata a sufficienza sotto ogni aspetto ed è pronta per la moltiplicazione, si formano cloni identici in quantità elevatissime.

Al lettore attento sarà ormai certamente evidente che il lavoro quasi da laboratorio con le colture di tessuti va oltre il semplice giardinaggio indoor e si avvicina alla microbiologia, richiedendo quindi anche un ambiente straordinariamente pulito. Tuttavia, se ama sperimentare, può cimentarsi senza esitazioni. Le basta un kit domestico per la micropropagazione. Un ambiente di partenza sterile è fondamentale per le future piantine, affinché non compaiano parassiti o malattie delle piante.

Quando la genetica è fondamentale

Un vantaggio indiscutibile delle colture di tessuti è che i cloni rimangono geneticamente perfettamente identici alla pianta madre.

Anche in questo caso, la clonazione mediante colture di tessuti si distingue rispetto ai metodi classici, poiché è più precisa e pulita e consente quindi al coltivatore di garantire una genetica delle piante esattamente corrispondente alle proprie esigenze. I cloni coltivati tradizionalmente sono generalmente più soggetti alle malattie e possono presentare mutazioni genetiche rispetto alla pianta madre originaria.

Per questo motivo, le colture di tessuti vengono utilizzate sempre più spesso per ottenere una determinata genetica di alto valore.

La stabilità genetica è spesso una priorità nel mondo della coltivazione, e la micropropagazione mediante colture di tessuti risponde perfettamente a questa esigenza.

Al contrario, rispetto ai cloni, la coltivazione di nuove piante da seme non è particolarmente consigliabile dal punto di vista della stabilità genetica. L’intero processo è inoltre più lungo e costoso, soprattutto se si desidera coltivare erbe con effetti benefici per la salute, che generalmente radicano in modo relativamente facile e rapido.

Una soluzione per coltivatori commerciali e di piccole dimensioni

Senza dubbio si tratta non solo del futuro, ma in molti casi già del presente per i coltivatori commerciali. Le colture di tessuti vengono già utilizzate comunemente, ad esempio, dai grandi coltivatori di banane. Questo metodo di clonazione delle piante, in cui da colture cellulari conservate nascono in un breve periodo di tempo nuovi individui nell’ordine delle migliaia, dimostra una straordinaria efficienza su larga scala. La produzione di cloni comuni secondo il metodo che abbiamo conosciuto finora richiede cure e attenzioni costanti per le “piante madri”. Se ci concentriamo sulle popolari e frequentemente citate varietà autofiorenti (autoflowering), il mantenimento a lungo termine delle piante madri diventa essenzialmente una “mission impossible”, poiché le cosiddette autofiorenti non reagiscono ai cambiamenti del fotoperiodo come le varietà classiche.

Con le colture di tessuti non solo ci sono meno preoccupazioni, ma occupano anche molto meno spazio, senza contare il fatto già menzionato, ovvero la possibilità di conservarle per un periodo di tempo praticamente illimitato.

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I vantaggi delle colture di tessuti riguardano naturalmente anche tutti coloro che si dedicano al giardinaggio su scala ordinaria. Grazie a questo metodo rivoluzionario, ogni coltivatore ha la possibilità di influenzare le caratteristiche genetiche delle proprie piante.

Quali sono gli altri indiscutibili vantaggi dell’utilizzo delle colture di tessuti?

  • Quando si utilizzano colture di tessuti, il materiale genetico delle piante viene sterilizzato più volte: al momento del prelievo e successivamente durante la propagazione. Sui cloni che ne derivano è quindi letteralmente impossibile trovare agenti patogeni; di conseguenza, anche gli individui adulti si distinguono in seguito per una vitalità e una produttività straordinarie.
  • A volte è desiderabile far rivivere semi molto rari, che tuttavia hanno già diversi anni. Grazie alla micropropagazione in provetta, è possibile farlo.
  • Le è mai capitato di affezionarsi particolarmente a una delle Sue piante madri, soffrendo quindi nel vedere che la qualità delle talee prelevate da essa diminuiva con il passare del tempo, fino ad avere sempre meno in comune con la pianta donatrice? In tal caso, forse sa che, oltre alla senescenza, la causa più probabile era il progressivo accumulo di malattie batteriche, fungine o virali lungo l’intera linea di cloni. E, come ormai sa, nelle colture di tessuti che provengono da un ambiente completamente sterile, sarebbe inutile cercare agenti patogeni.

Sebbene molti coltivatori commerciali utilizzino già con successo le colture di tessuti, soprattutto per i coltivatori comuni questo metodo di propagazione delle piante è ancora un territorio inesplorato. Se ama le sfide e i metodi innovativi, Le consigliamo senz’altro di approfondire la micropropagazione. Se desidera porci una domanda, attendiamo con piacere le Sue richieste al noto indirizzo e-mail info@higarden.eu.

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